#nonèungioco

18 articoli per un'altra riforma del lavoro

La lotta dei precari, delle giovani generazioni, contro il jobs act e il modello di organizzazione del lavoro che propone non è una lotta difensiva e di retroguardia; non può esserlo perché, banalmente, non abbiamo nulla da difendere. Non accettiamo l'attacco ai pochi diritti di chi è entrato prima di noi nel mercato del lavoro e non è stato travolto dalla crisi, dalle delocalizzazioni, dai demasionamenti e dai ricatti.

Non ci limitiamo a dire no al jobs act (che abbiamo analizzato in questa guida). Il diritto al reintegro in caso di licenziamento discriminatorio è stato già manomesso dal governo Monti e ora Renzi punta ad affossarlo del tutto. Oltre a difendere l'articolo 18 proponiamo 18 articoli per un'altra riforma del lavoro, per un'altra idea di welfare, per un'altra idea di cittadinanza, per la nostra dignità, perché la vita non è un gioco.

Ovviamente non sono proposte chiuse al dibattito (al contrario di quelle di Matteo Renzi), contattaci, invia i tuoi contributi, commenta le singole proposte e aiutaci ad arricchirle.

1. piano per l'occupazione

Il lavoro non si crea con le riforme, ma con gli investimenti, incidendo sulla domanda e sull'offerta. Serve un piano straordinario per l'occupazione in particolare giovanile, legato a piani industriali e investimenti tesi alla conversione ecologica e all'innovazione, che consenta alla nostra generazione di mettersi al lavoro per la ricostruzione del nostro paese, per il cambiamento, per il futuro.

2. Innovazione

L'innovazione è la chiave del futuro. Serve una nuova centralità della ricerca pubblica e della formazione, per incentivare e favorire un'economia basata su saperi liberi e accessibili. In particolare è necessario rilanciare gli investimenti sul patrimonio ambientale, artistico e culturale, ridare priorità a un piano straordinario per il riassetto idrogeologico del Paese e ad una nuova e mirata politica per promuovere la produzione diffusa di energia rinnovabile. Serve poi investire sulla catalogazione, la manutenzione e la cura del patrimonio storico, artistico e archeologico, la digitalizzazione del patrimonio librario, come base per una complessiva strategia per filiere di turismo intelligente e diffuso sui territori. Così si può creare buona e nuova occupazione.

3. istruzione e formazione

È necessario portare il nostro sistema di istruzione e formazione al livello di finanziamento degli altri Paesi europei. Serve approvare in tempi rapidi una legge quadro nazionale sul diritto allo studio che sancisca la copertura totale del fondo nazionale per il diritto allo studio universitario e la copertura totale delle borse di dottorato. Occorre inoltre innalzare l'obbligo scolastico a 18 anni, finanziare un piano straordinario per l’edilizia scolastica e sperimentare forme di reddito diretto e indiretto per i soggetti in formazione a livello regionale per garantire vera autonomia e libertà nel percorso formativo, in un'ottica di formazione permanente.    

4. diritti fondamentali

I diritti fondamentali devono valere per tutti, davvero. Non si possono escludere dalle tutele milioni di lavoratori e lavoratrici attualmente esposti al ricatto della precarietà. Le tutele previste dalla Costituzione e dallo Statuto dei Lavoratori, a partire dall'articolo 18, devono essere estese a tutti e a tutte, a prescindere dalla tipologia di contratto o di azienda: il diritto a non essere licenziati ingiustamente, il diritto di voto per le rappresentanze sindacali (nell'ambito di una necessaria nuova legge sulla rappresentanza), il diritto di sciopero, il diritto alla maternità e paternità, all'indennità di malattia, a contributi previdenziali adeguati a maturare una pensione dignitosa.

5. il lavoro si paga

Il lavoro si paga, senza eccezioni. Va riconosciuta a tutti e a tutte una giusta ed equa retribuzione, in primo luogo con l'estensione dei minimi salariali dei contratti nazionali a chi negli stessi settori ha un contratto parasubordinato, e successivamente con una legge che stabilisca tariffe minime dignitose per i lavoratori indipendenti. Serve inoltre una lotta contro le nuove forme di sfruttamento che dietro stage e tirocini spesso nascondono lavoro gratuito e sottopagato.

6. libertà e dignità

Siamo esseri umani liberi e degni, anche sul lavoro. La liberalizzazione delle facilitazioni al demansionamento e all'utilizzo della videosorveglianza, prevista dal Jobs Act, mortifica la professionalità dei lavoratori e delle lavoratrici oltre a rappresentare una umiliazione inaccettabile per la libertà e la dignità delle persone.

7. maternità e paternità

Il diritto alla genitorialità non può essere ricattabile o relegato alla carità di Stato. Serve introdurre l'universalizzazione dell'assegno di maternità e la reintroduzione delle norme che contrastano le dimissioni in bianco. Bisogna offrire pari opportunità introducendo il congedo per i papà, indipendentemente dal contratto e dalla tipologia di azienda. Ai figli va invece garantito il percorso scolastico fin dalla prima infanzia, rendendo la scuola dell'infanzia obbligatoria e sostanziandola con un piano di investimenti pubblici per gli asili nido.

8. tipologie contrattuali

Basta con la giungla della precarietà. Le tipologie contrattuali devono essere ridotte drasticamente, ristabilendo il contratto a tempo indeterminato come forma normale del lavoro subordinato – così come previsto dalle normative europee – affiancato da poche e tutelate forme di lavoro a termine, condizionate e giustificate da ragioni reali. Tale intervento non può che essere contestuale all'eliminazione delle più recenti disposizioni del Decreto Poletti.

9. reddito minimo garantito

C'è bisogno di un nuovo welfare, universale, che protegga tutti e tutte, che non  escluda alcuno e dia continuità di reddito a chi non ha continuità di lavoro. Si può iniziare subito dall'estensione degli ammortizzatori sociali previsti dall'attuale normativa a tutte le tipologie di lavoro parasubordinato, per arrivare a una riforma complessiva del welfare in senso universalistico, in antitesi con l’attuale modello familistico ed escludente, partendo dall'istituzione di un reddito minimo garantito. Ce lo chiede l’Europa e ce lo impongono le condizioni sociali del nostro paese.

10. politiche attive

Le politiche attive non possono essere funzionali a fornire manodopera gratuita per le imprese sotto forma di stage, borse lavoro o tirocini; al contrario, devono essere lo strumento attraverso il quale riattivare l’ascensore sociale. Serve una vera riforma capace di favorire l’intreccio tra la domanda e l’offerta di lavoro, prendendo atto del fallimento della Garanzia Giovani. L’Italia deve aumentare l’investimento economico in merito alle politiche attive, passando dall’attuale 0,03% del PIL alla media EU dello 0,25%.  Attualmente il nostro Paese investe in questo campo appena 500 milioni di euro l’anno, al contrario della Germania (8 miliardi) e della Francia (5 miliardi).

11. centri per l'impiego

La riforma dei Centri per l’impiego deve avvenire nel solco di un piano per la professionalizzazione del personale coinvolto e l’istituzione di un’anagrafe pubblica nazionale dell’impiego, utile per un’attività di monitoraggio centralizzata delle politiche attive. La prima grande riforma della pubblica amministrazione è quella che consente di creare e/o migliorare le competenze e costruire fiducia nei funzionari pubblici, invertendo il sentimento di diffidenza dei cittadini nei loro confronti e in generale del settore pubblico. Serve una minore presenza della politica nella nomina dei dirigenti della PA e nella gestione delle società miste e una maggiore trasparenza e volontà di valorizzare le professionalità presenti, attualmente mortificate dal clientelismo e dalle raccomandazioni. Allo stesso tempo, è necessario sbloccare il turn-over, consentendo al settore pubblico (ad esempio alle università) di effettuare investimenti strategici anche in termini di assunzioni.

12. tempo di lavoro

Lavorare tutti, lavorare meno e lavorare meglio, redistribuendo tempi di lavoro e valore della produzione. Bisogna rimettere al centro del dibattito la riduzione dell’orario di lavoro anche attraverso i contratti di solidarietà espansivi, per far fronte ai periodi di crisi aziendali accertati. Per evitare abusi da parte delle imprese è necessario regolare gli straordinari e la loro retribuzione, per evitare lo sfruttamento dei lavoratori attraverso l’uso indiscriminato e senza vincoli degli straordinari, spesso sottopagati o retribuiti forfettariamente.

13. sindacato e contrattazione

L’attività sindacale nasce per rivendicare ed espandere diritti e tutele dei lavoratori. Il decentramento decisionale e gli accordi aziendali non possono prevaricare in senso peggiorativo i diritti e le tutele dei lavoratori, così come previsto dall’articolo 39 della Costituzione Italiana. È necessario quindi abrogare la possibilità di deroga alle leggi e alla contrattazione collettiva, nonché la possibilità di fatto di costituire sindacati di comodo aziendali senza alcun criterio di rappresentatività, al fine di peggiorare i già deboli rapporti di forza all’interno delle imprese.

14. lavoro autonomo

Il lavoro autonomo va tutelato al pari di tutti gli altri lavori: si dovrebbe abolire l’aumento al 33% previsto dalla legge 92/2012 per gli iscritti alla Gestione Separata, ampliare il periodo di tutela (61 giorni) previsto per le situazioni di malattia ed eventi che ostacolano l’attività lavorativa, ridefinire le indennità su valori che siano effettivamente sostitutivi del reddito, estendere gli ammortizzatori sociali anche a chi perde il lavoro dopo essere stato autonomo. È necessario inoltre individuare e impedire l’abuso delle partite iva in tutti i casi di lavoro con mono-committenza dunque di fatto subordinato, senza per questo ledere l’autonomia e la professionalità del lavoratore.

15. diritto all'abitare

Il diritto all’abitare non può essere negato a nessuno, quindi è prioritaria l’abolizione del Decreto Lupi. In Italia ci sono 7 milioni di abitazioni vuote e una spesa pubblica per il diritto alla casa pari allo 0% del Pil, contro una media europea dello 0.6%. Bisogna fermare la privatizzazione del patrimonio pubblico del demanio e assicurare la sua destinazione a realizzazione di spazi per il mutualismo, il coworking, gli studentati e le abitazioni sociali. Per cominciare si potrebbero destinare i circa 11.000 immobili confiscati alle mafie ad un piano nazionale per il diritto alla casa per i meno abbienti. Serve redistribuire la ricchezza patrimoniale per garantire il diritto alla casa a chi oggi non può soddisfarlo attraverso mezzi propri (lavoro o eredità): non è quindi rinviabile l’introduzione di una tassa progressiva sugli immobili di valore superiore ai 500mila euro.

16. fiscalità progressiva

La maggiore progressività della tassazione non può avvenire esclusivamente a carico dei lavoratori, ma deve coinvolgere il reddito d'impresa per una più equa redistribuzione delle risorse nell’economia. Serve quindi aumentare la tassazione sui profitti in senso progressivo affinché la responsabilità sociale delle imprese si declini anche all’interno della fiscalità generale.

17. povertà

In Italia ci sono 10 milioni e mezzo di poveri relativi: è un problema sociale che non può essere risolto attraverso la carità ma affrontato dall’azione di governo. Serve avviare un programma anti-povertà nazionale finanziato per mezzo dei tre miliardi di risorse derivanti dalla confisca alla criminalità organizzata, monetizzabili nel breve periodo e ad oggi giacenti nel Fondo Giustizia e derivanti dalla confisca alla criminalità organizzata.

18. redistribuzione

Non c'è democrazia senza giustizia sociale. In un periodo di forte crisi dei redditi da lavoro e di inasprimento della disuguaglianze è necessario ristabilire un principio solidaristico a favore delle fasce più deboli delle società. Per questo serve introdurre una “tassa di solidarietà sulla ricchezza” dello 0,5% su quella esigua minoranza di famiglie che detiene oggi il 50% della ricchezza privata.

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