Referendum costituzionale: dritto di voto a lavoratori e studenti fuori sede!

  • Scritto da ACT!
Siamo centinaia di migliaia, dal Sud al Nord dell’Italia e cresciamo di anno in anno. Siamo quelle abituate a partire e ripartire, “armi e bagagli”, perchè non si può studiare nella nostra città e 6 mesi un lavoretto qui c’è, ma poi chissà, bisognerà spostarsi di nuovo. Siamo anche quelli che, già con famiglia e figli, devono cambiare da un giorno all’altro città, regione, amicizie, vicini di casa. Siamo quelli che, quando si tratta di compilare le proprie generalità, devono indicare sempre un domicilio diverso dalla residenza.
Siamo il grande esercito dei fuorisede. Una maggioranza invisibile che rischia di rimanere muta. In silenzio, di fronte a una scelta fondamentale per la vita democratica dell’intero Paese, come il referendum costituzionale.
Sì, perchè noi fuorisede siamo forse buone e buoni a far ingrassare le rendite dei proprietari di case e a sopravvivere alla meno peggio senza un welfare cittadino, ma quando si tratta di poter prendere parola, di votare alle elezioni o ai referendum...ecco che iniziano i problemi. Perchè poco importa se vivi e lavori nella città in cui sei domiciliato. No, devi comunque sobbarcarti un viaggio, spesso di parecchie ore, per votare nella città dove sei residente.

Sì, è vero: gli sconti sul treno, sugli aerei, ma i costi ci sono comunque è per chi vive con una borsa di studio o un contratto precario, fanno la differenza. Senza contare l'assenza di uno o due giorni da lavoro, e vaglielo a spiegare al capo.

Di fatto, una grandissima parte di quell’esercito di fuorisede rimane comunque senza la possibilità concreta di poter esprimere la propria scelta quando si tratta di esercitare la sua sovranità come cittadino in una democrazia.
Noi fuorisede, invece, cittadini vogliamo esserlo fino in fondo.

A cominciare dal voto sulla Riforma costituzionale firmata da Renzi e Boschi, vogliamo che nel Paese gli spazi di democrazia reale si aprano e si moltiplichino: perchè solo riprendendo parola sulle scelte che ci riguardano nel quotidiano potremo sperare di migliorare le nostre vite.

Per questo chiediamo al Governo e al Parlamento che sia garantita la possibilità di voto per i fuorisede nel luogo in cui sono domiciliati. Chiediamo di poter accedere al voto per corrispondenza, come è già successo per gli italiani all’estero a seguito di una recente campagna di pressione andata a buon fine. In particolare, chiediamo che venga eliminata una disparità di trattamento odiosa e certamente in contrasto con gli artt. 3 e 48 della Costituzione. Essere domiciliati in un luogo diverso dalla propria residenza è sempre la stessa condizione, al di là che il domicilio si trovi in Italia o all’estero.

Nessuno potrebbe dirsi contrario a questa rivendicazione, ne siamo certi. Con la giusta volontà politica, il Governo e le istituzioni preposte impiegherebbero mezza giornata per agevolare il diritto al voto di migliaia di persone. O forse dovremo constatare che, pur di salvare una revisione costituzionale ben poco difendibile, Renzi e Boschi - spaventati da un po’ di sana partecipazione - sono disposti a calpestare e negare la sovranità popolare e a fregarsene di ragazze e ragazzi, lavoratori e lavoratrici?