Cosmopolitica, le elezioni e la solita sinistra

  • Scritto da ACT!

A pochi interessa della politica. A nessuno interessa della sinistra e dei suoi destini. A molti interessa cambiare lo stato di cose presenti. Molti credono non sia possibile cambiare nulla. Noi non sappiamo se è possibile, di certo non è facile, ma è necessario.

 

Tanti sono disgustati dalla politica, da questa politica, da quel che è diventata. Tantissimi ritengono la sinistra sinonimo di sconfitta, subalternità, inefficacia. Quasi tutti coloro che ancora si definiscono di sinistra chiedono profonda discontinuità con le storie tristi e le miserie di questi anni. Qualcuno nei mesi scorsi ha avuto il coraggio di dare ancora una volta fiducia alla sinistra, 3500 persone hanno partecipato a Cosmopolitica, poco più di un migliaio hanno aderito al percorso costituente di Sinistra Italiana. In questi mesi trascorsi dalla grande assemblea di febbraio l’inerzia e l’autoreferenzialità ne hanno consumato la spinta propulsiva, non sappiamo dire se irrimediabilmente. 

Il risultato elettorale di questa tornata amministrativa segna la prima pesante crisi del partito della nazione, qualcuno si prepara a scendere con disinvoltura dal carro, altri attendono l’esito referendario. Dove si presenta con Verdini ottiene i risultati più bassi. Milioni di italiani scelgono ormai strutturalmente l’astensione, e che si tratti di una scelta ragionata o di un istinto di pancia si tratta di un dato strutturale e difficilmente scalfibile senza che avvengano fatti politici nuovi e dirompenti. Chi vuole cambiare e non crede più o non ha mai creduto alle menzogne di Renzi e del PD sceglie il Movimento Cinque Stelle, che esprime sempre più classe dirigente, come a Torino, raccoglie malcontento e risulta credibile proprio perché inesperto, proprio perché nuovo e differente rispetto al resto del sistema politico, come a Roma. La Lega rimane piantata al 10% nonostante l’enorme esposizione mediatica di Salvini. Berlusconi crolla ovunque e regge solo a Milano. Il PD si conferma un avversario, il M5S un competitor molto difficile da incalzare. Il nostro mondo, quello da conquistare, è altrove.

È finita un’epoca, ma la sinistra in questa tornata elettorale - salvo poche eccezioni - si è presentata alle elezioni esattamente come se un’epoca non fosse mai finita.

Non funzionano candidature di profili autorevoli ma incapaci di evocare, emozionare e trascinare fuori dalla bolla della sinistra. Mentre in tutte le città tanti si mobilitavano, strada per strada, con un grande sforzo e una grande determinazione per raccogliere consensi nel paese reale, la sinistra si è ritrovata a dibattere di posizionamento e rapporto con il PD. Un dibattito che non dovrebbe esistere più se l’intento è costruire una forza autonoma e alternativa. Pesa, infatti, come un macigno il disastro annunciato di Milano con la velleitaria e subalterna alleanza con il partito della nazione di Sala e Renzi. La divisione su Milano e le differenze interne sul rapporto con il PD hanno di fatto impedito che ci fosse un racconto nazionale della sfida elettorale: non una dichiarazione come Sinistra Italiana sui nostri candidati e su quelli che abbiamo supportato, le proposte programmatiche comuni da Torino a Brindisi, da Roma a Cosenza, dallo stop alla cementificazione ai voucher free, dalla mobilità alla ristrutturazione del debito, non sono mai state raccontate insieme, il politicismo ha azzerato la politica. Se sei percepito non come un progetto politico autonomo, ma come un tentativo di raccogliere i voti di chi si è sentito tradito dal PD l’esito non potrà che essere deludente: chi abbandona il centrosinistra abbandona anche chi ne ha nostalgia e ne auspica il ritorno, chi si aggrappa a quella storia. Chi rompe con una vicenda politica lo fa fino in fondo e vota cinque stelle o si astiene; per questo serve chiarezza e un progetto politico autonomo e radicale.

Ma se le divisioni nazionali e locali sono state un problema non si può dire che l’unità sia stata di per sé un elemento di traino capace di innescare un moltiplicatore di partecipazione e voti.  L’unità non basta, aiuta, ma da sola non basta.

Quando invece si costruisce un fronte ampio di alternativa, ecco che si palesa invece una straordinaria capacità politica di trovare nuovi consensi. È quello che avviene nel caso dell'anomalia napoletana, dove l'alternativa segna un campo capace di vincere nella terza città italiana; è il caso di Bologna dove una forza autonoma e dal basso riesce a rompere il tabù del centrosinistra e conquistare uno spazio largo di rappresentanza. Avviene in tante città di medie dimensioni, dove il coraggio di esperienze civiche e di sinistra consegna numeri superiori al 10%. Da Caserta, a Brindisi, a Cosenza si diffonde un alfabeto nuovo sui territori che dobbiamo guardare con grande e rinnovato interesse.

I risultati elettorali infatti raggiungono percentuali più importanti dove si mettono in campo discontinuità e innovazione, ricambio generazionale, partecipazione, consultazioni democratiche, e soprattutto dove irrompono sulla scena i movimenti, le forze della società, le pratiche e le vertenze radicate sul territorio, dove il messaggio è chiaro e senza ambiguità, e dove le forze politiche sostengono, ma non soffocano la partecipazione.  I risultati migliori arrivano dove non vieni percepito come la solita sinistra.

Sinistra Italiana a livello nazionale sta nascendo (sta nascendo?) esattamente nel segno de la solita sinistra. Serve tutta un’altra storia.

Non c’è più spazio per mediazioni, paure, conservatorismi, compatibilità da cercare e rincorrere, responsabilità da esercitare.

Viviamo (e lottiamo) in un mondo molto complicato, ma poco complesso, un mondo in cui serve grande profondità di analisi per comprenderne le insidie, ma per sconfiggere tali insidie servono messaggi estremamente chiari, persone credibili, coerenza nelle pratiche e zero ambiguità. Basta ambiguità complici. Le sinistre hanno perso anni a rincorrere il centro, a dar prova di una responsabilità istituzionale che li rendeva parte del problema più che della soluzione.

E tuttavia l’alternatività al PD era una chiara premessa a Cosmopolitica: “Serve una forza politica, non un cartello elettorale, che si candidi a governare il paese per cambiarlo e che lo faccia con un profilo credibile, in competizione con tutti gli altri poli esistenti.”dicevamo nei documenti iniziali e conclusivi di Cosmopolitica. Non ci sono dubbi. Una linea c’è, sarebbe bastato e basterebbe perseguirla.

Serve quindi guardando al nostro Paese tenere lo sguardo fisso sull’altezza della sfida: la costruzione di un soggetto politico alternativo alle destre e alle forze del neoliberismo. Non semplicemente un soggetto, ma un progetto efficace e aperto, non proprietario: una forza del cambiamento realmente di tutte e di tutti e in grado di essere inclusivo e coinvolgente.

L’appello per una sinistra di tutte e di tutti che convocava le giornate di Cosmopolitica parlava chiaro: cambio di passo e di metodo, rimettere al centro la pratica politica, investire sulle nuove forme di mutualismo, costruire il partito con un cammino di iniziative sui territori e su una piattaforma digitale per sperimentare e praticare democrazia reale. Troppo o quasi tutto è stato disatteso in questi mesi. Sia sul piano del lavoro operativo che sul piano della discussione non si è dimostrata coerenza con le premesse. In fila:

- Il partito non si struttura per campagne. Perso nella contingenza degli appuntamenti politici non riesce a raccontare proposte e pratiche capaci di caratterizzare una nuova dimensione della politica a sinistra.

- Non è mai partito il cammino per l’alternativa, il percorso di iniziative di azione, ascolto e partecipazione con cui ci eravamo impegnati a costruire dal basso il nostro programma politico. In tutti i luoghi di discussione in cui è stato posto il tema si è dimostrato tutto il disinteresse ad uscire dallo schema di assemblee frontali con dirigenti politici e discussioni su organismi e accordi.

- Non sono previste risorse necessarie per costruire le campagne e per radicare il partito sui territori. Avevamo immaginato un partito capace di costruire iniziative di raccolta fondi e autofinanziamento per lavorare sui territori, aprire sedi, mappare quelle esistenti, costruire nuove forme di mutualismo. Niente di tutto questo è stato ancora avviato.

- I meccanismi di discussione, di decisione, di esecuzione non sono proprietà di una comunità costituente, ma ancora sequestrati dalle diverse componenti e pezzi dei partiti che non riescono a liberare la discussione. Non c’è una mailing list del comitato promotore, sono pochissimi gli ambiti su cui si sono costruiti gruppi di lavoro con strumenti e luoghi di confronto episodici. Chi è fuori dalle strutture organizzate, dai pezzi, non ha modo di essere aggiornato su nulla di quel che accade sui territori. Chi ha partecipato a Cosmopolitica ha ricevuto a stento un paio di mail.

- In molti territori non è stata convocata neppure una discussione territoriale. Quasi ovunque sui territori si restringe il campo della partecipazione. I percorsi territoriali sono senza metodo, ancora più verticisti di quelli nazionali. Le convocazioni sono frettolose, le modalità di dibattito sono ostracizzate da aree diverse che hanno bisogno di misurarsi in uno spazio ancora troppo ristretto.

C’è più ansia di preservare le proprie comunità ristrette che lanciare il cuore oltre l’ostacolo e mischiare le carte per un processo politico che sia non tra le forze presenti in sinistra italiana, ma tra le decine di migliaia di persone che hanno il bisogno di un’altra politica a sinistra. Il problema principale non è solo il carattere pattizio del percorso, ma l’assenza di un qualsiasi patto, inteso come una proposta politica chiara. Ci si può anche trovare tra diversi a farsi carico della gestione di una fase di transizione, ma non è accettabile che la fase di transizione sia solo l’attesa tattica e politicista di una resa dei conti tra bande.

Il tavolo unitario delle sinistre si era rotto sul tema del rifiutare il “grande accrocchio”. La dinamica pattizia soffoca la partecipazione di molti. Al posto dell'accrocchio con tutti stiamo facendo l'accrocchio tra alcuni, qual è la differenza?

Noi continuiamo ad essere convinti che dovremmo organizzare chi può essere unito più che unire chi è già organizzato, che dovremmo aprire uno spazio non proprietario, piuttosto che conservare quelli esistenti e rendite di posizione volte a difendere il nulla.

Non possiamo più mettere la polvere sotto il tappeto. Le cose così non vanno. Complessivamente non riusciamo a raccogliere entusiasmo e slancio. Siamo di fronte ad un percorso costituente sequestrato e mai partito. L’errore di aver modellato il processo su forma e recinto del gruppo parlamentare, è diventato sempre di più un problema. Il soggetto lanciato a Cosmopolitica non sarebbe dovuto diventare l’orticello in cui chiudere un nucleo storico di dirigenti, attivisti e presidi territoriali, ma il campo dentro al quale aprire un processo costituente. Al processo è stato sostituito un iter congressuale lungo un anno, che rischia di diventare ogni giorno sempre più lacerante e logorante.

Ci siamo battuti in questi mesi perché si costruisse un soggetto di alternativa che fosse uno spazio pubblico, non proprietario, non schiavo delle correnti, ma dove sentirsi liberi di costruire politica, relazioni, di poter discutere di tutto: dai nomi, alle risorse, ai gruppi dirigenti, ai contenuti, al posizionamento politico.

Sinistra Italiana non riesce a parlare al Paese: è ancora la somma degli ex e di coloro che han detto che un giorno saranno ex. Senza la costruzione di un patrimonio organizzativo forte e di una proposta politica chiara libera dai legami e dagli errori del passato, difficilmente riusciremo a prendere il volo. Eppure lo spazio non manca. Lo spostamento neo liberale del Pd aprirebbe sempre più spazi per il rafforzamento di un progetto politico alternativo.

Vogliamo ancora metterci a disposizione con generosità di questo processo, ma di certo non vogliamo più restare a guardare i tatticismi e i posizionamenti congressuali. Vogliamo costruire un partito e non giocare al risiko degli equilibri di potere tra componenti. Pensiamo che migliaia di attivisti, di compagne e di compagni, da Nord a Sud, la pensino come noi. 

Crediamo e ci batteremo nei prossimi mesi per mettere in moto una nuova stagione per la sinistra di questo paese. 

Lo faremo anche nel percorso costituente a partire da alcune questioni che riteniamo fondamentali:

- Dobbiamo costruire un partito reticolare, che consente e promuove multiappartenenze e livelli multipli di adesione, partecipazione e decisione: un partito organizzato e non liquido, ma che sia un campo poroso e aperto. Non serve un piccolo partito da replicare sui territori uguale a se stesso, incapace di mettere al centro le tante contraddizioni aperte da questa crisi e gli innumerevoli spazi di partecipazione che si possono costruire mettendo al centro la democrazia reale.

- Il 65% dei comuni ha visto la presenza di sole liste civiche. Ovunque il profilo della sinistra e delle forze di alternativa non coincide per perimetro e composizione con il perimetro e la composizione del percorso nazionale. Il partito che nascerà - e che oggi non c’è - non dovrà essere il monolite che piomba verticalmente sui territori, ma lo spazio largo di alleanze. In questi giorni post elezioni non dobbiamo lavorare a costruire con “i nostri” di ciascuna lista, ma essere il punto di riferimento per le realtà territoriali che sono sorte nell’assenza e nell’insufficienza di una proposta politica adeguata, averne cura, favorirne la crescita in autonomia.

- Il risultato elettorale delle amministrative segnala inoltre un enorme problema di radicamento e insediamento sociale, specialmente nelle periferie. Un problema di tale portata non si risolve in poco tempo, ma sarebbe meglio invertire in fretta la tendenza: mappatura delle sedi esistenti, riprogettazione della loro funzione, apertura di nuovi spazi, investimento di risorse ingenti su progetti di mutualismo, mediante bando, come discusso a Cosmopolitica.

La costruzione e l’avvio di relazioni europee solide con le altre forze dell’alternativa. Non ci interessa una forza politica esclusivamente nazionale, chiusa in quei confini che vorremmo abbattere.

Avvio della progettazione partecipata di Commo: era stata sviluppata una versione beta, evidentemente incompleta, ma che costituiva la base per la sperimentazione partecipata, come avviene per tutte le piattaforme open. Insieme bisognava progettare lo sviluppo di Commo, delle sue funzioni, per renderlo strumento utile e cogliere la sfida delle pratiche di democrazia digitale. Siamo ancora in tempo per farlo. Iniziamo a sperimentare forme di consultazione, di confronto sulle proposte. È un problema di volontà politica, più che un problema tecnico.

L’apertura della discussione sul nome provvisorio. Questione su cui riteniamo il voto dia qualche indicazione. La narrazione attorno al nome Sinistra ha dimostrato in questi mesi di non essere efficace e costituisce un recinto in cui ci siamo erroneamente e frettolosamente chiusi.

- Fin da Cosmopolitica avevamo criticato una eccessiva centralità del gruppo parlamentare nel processo costituente. Oggi dobbiamo dire che tale centralità c’è nella comunicazione pubblica, non nel lavoro politico. Non c’è la trazione parlamentare perché non c’è trazione. I parlamentari svolgono la loro funzione senza un partito a supportarli effettivamente, senza valorizzare quel che viene da loro fatto nelle aule, e al tempo stesso quel che viene fatto non vive in relazione con i pochi spazi di discussione del processo costituente. Fatta eccezione per una positiva consultazione su Commo e il rapporto tra il parlamentare e il territorio quali sono i momenti e i luoghi di discussione e confronto sull’attività del gruppo? L’auspicio di Rodotà dopo il Quirino di fare del gruppo parlamentare un terminale sociale è finora un auspicio tutt’altro che realizzato.

- Il metodo è sostanza: il comitato promotore deve suddividersi in sottogruppi che intreccino il lavoro degli istituzionali e quello degli attivisti, con riunioni aperte e pubbliche in orari e giorni che consentano la partecipazione di chi lavora e non solo dei soliti addetti ai lavori, garantendo l’agibilità organizzativa di tutti.

- Nei documenti di avvio di Cosmopolitica era scritto “Chiunque – a prescindere da percorsi personali, appartenenze, tessere e storie – può partecipare se si riconosce negli obiettivi dell’appello “per la sinistra di tutte e tutti” e se vuole contribuire a trasformarli in realtà”. Lanciamo fino in fondo la sfida dell’inclusione e dell’apertura del nostro percorso non solo ai singoli ma anche alle tante forze che possono dare un contributo alla costruzione di una forza unita, nuova e popolare.

- Serve risolvere rapidamente i molteplici problemi organizzativi: le risorse ci sono? Quante sono? Chi le gestisce? Come le si usa? Esiste un budget per le campagne? Quanto versano i parlamentari? Avviamo attività di crowdfunding finalizzate ad attività specifiche?

Si tratta di cogliere la sfida politica di un tempo che cambia con una velocità incredibile. Si tratta di restituire la sinistra al (suo) popolo, costruendo un soggetto di unità popolare. Questo si può fare solo con la proposta di un ricambio vero, non una rottamazione, ma una costruzione vera e un cambio di rotta che passa inevitabilmente dalle posizioni politiche, dal metodo e dalla pratica politica e anche dal cambio delle nomenclature.

Si tratta di un contributo alla discussione severo, ma necessario. Pensiamo che su questi elementi ci sia tanto coraggio da misurare e ancora una volta nulla da perdere.