La città del “cambio”: l’anomalia napoletana, il coraggio dell’alternativa.

  • Scritto da ACT!

Siamo ormai quasi alla vigilia della prossima tornata delle elezioni amministrative a Napoli. Una tornata inconsueta dentro un contesto, quello della crisi sociale e democratica, dove il cambio di rotta può essere determinato solo dalla capacità di autogoverno che nasce nelle città. Napoli è chiamata allora a farsi - come sta accadendo per molte città del Sud Europa - reale alternativa dal basso alle politiche neoliberiste avviate nel nostro continente. La sfida è alta: trasformare le città; dare il potere ai comuni - ai luoghi istituzionali più prossimi al cittadino - di trasformarsi in strumenti per le persone di co-decisione sulle scelte del proprio territorio.

Ripensare le città vuol dire ripensare le comunità, il loro potere decisionale, l’organizzazione dello spazio urbano, la bellezza dei luoghi da difendere e valorizzare, la promozione di forme di mutualismo e welfare dal basso per uscire dalla crisi e cambiare modello di crescita e sviluppo. I tentativi come Massa Critica pongono sotto gli occhi dei napoletani un’altra proposta di governo di città, di relazione tra governati e governanti, un nuovo modo di pensare il potere diffuso. Occorre senza dubbio ri-scrivere le regole della partecipazione democratica dei territori, dare alle comunità la possibilità di co-decidere sulle politiche locali; un processo lento e graduale che deve trasformare le nostre città in spazi aperti delle comunità che vi risiedono.

A Napoli abbiamo troppo fatto i conti, in questi anni, con gli effetti delle politiche di austerità. Ne portiamo le ferite e gli squarci: sui tanti di noi senza lavoro o sempre più precari, sui nostri territori lacerati dalla devastazione ambientale senza politiche di bonifica e risarcimento delle comunità inquinate. E’ la storia della zona est di Napoli devastata dall’inquinamento ambientale; la storia di chi ha pensato di costruire grandi fabbriche, speculare, sfruttare e dopo qualche decennio andare via lasciando disastri ambientali e disoccupazione. È la storia di Pianura e della sua vecchia discarica: una bomba ecologica che sta lì, senza nessun piano concreto di bonifica, come fosse un messaggio di morte e devastazione lasciato come monito alla città dai suoi avvelenatori locali e nazionali.   E’ la storia di Bagnoli che oggi vive la più grande delle contraddizioni democratiche: il potere del popolo di decidere sulle scelte del proprio territorio e le politiche di commissariamento nazionale di Renzi. Da 30 anni ormai abbiamo fatto la conoscenza con le politiche di commissariamento con un solo risultato: corruzione, speculazione e profitti per pochi, assenza di un reale risanamento e benessere per tutti. Napoli paga e ha già pagato troppo sulla propria pelle le scelte nazionali che hanno impoverito e reso subalterno il mezzogiorno d’Italia.

A Napoli vivono ancora tante di queste contraddizioni. Un napoletano su due non lavora o è precario ancora, in piena coerenza con le politiche di precarizzazione del mercato del lavoro, che proprio al Sud mostrano la faccia più dura. Allo smantellamento delle aree industriali non è mai corrisposto una politica innovativa, cooperativa, dell’immateriale in grado di rilanciare la centralità della città nel bacino del mediterraneo. La presenza della camorra si agita ancora nei quartieri sia periferici che del centro. La crisi non fa che acuire una guerra tra clan che si gioca attorno allo spaccio delle droghe. La risposta dei governi di questi anni ha avuto solo una forza propagandistica: più militari e repressione avrebbero dovuto fermare l’ondata criminale. Le camorre invece sono un fenomeno soprattutto sociale ed economico del nostro territorio, prima che una questione di ordine pubblico.

Tutto ciò, in questi anni, ha contribuito ad esaltare la tipizzazione di Napoli, della camorra, della storia della difficoltà dei nostri territori come semplicemente una storia di degrado dovuta a ragioni antropologiche legate a chi nasce a Sud. Chi nasce a Sud invece deve scontare la cifra di politiche nazionali che hanno allocato i centri di sviluppo a Nord, che hanno lasciato desertificare i nostri territori. Chi nasce a Sud è la più evidente delle contraddizioni del nostro Paese con la sua Costituzione: l’uguaglianza. Napoli però è tutt’altro rispetto a questa narrazione regressiva. Napoli è una città carica di intelligenze, energie, resistenze e resilienze; una città capace di resistere anche al ricatto e alle violenze delle camorre, capace di costruire pratiche e spazi di resilienza, cioè di costruzione di diffusi tasselli di alternativa. Sono resilienza le esperienze di rigenerazione urbana nei quartieri, i modelli cooperativi e innovativi dal basso, gli spazi sociali e occupati. In questa direzione abbiamo promosso assieme a decine di realtà sociali e politiche di Napoli la campagna (Ri)generazione #vogliamodipiù, pensando che occorra costruire una rete tra idee, proposte, pratiche innovative capaci di cogliere la sfida delle prossime amministrative, scegliendo di essere protagonisti per il cambiamento radicale e democratico della città; una campagna capace di mettere al centro del dibattito delle prossime comunali lo straordinario potenziale di rigenerazione dei quartieri, della democrazia tramite strumenti come un solido bilancio partecipato.

Vogliamo essere parte di un processo realmente alternativo: ai poteri consolidati di questa città, che hanno sfruttato migliaia di lavoratori, cementificato le periferie, costruito legami corrotti e clientelari. Alternativi a Lettieri, alle destre, a queste forze che tentano in città di rialzare la testa con propagande populiste che danneggiano l’immagine di Napoli. Alternativi alle politiche del neoliberismo del Pd che hanno tentato irresponsabilmente  di isolare non solo la giunta De Magistris, ma tutta Napoli. Proprio per questo sosterremo convintamente Luigi De Magistris alle prossime amministrative: per la coerenza e la forza che ha dimostrato, per non aver ceduto ai poteri di questa città, per aver provato a ridare dignità ad una Napoli troppo spesso dimenticata. Vogliamo però dirlo con chiarezza: la forza dell’alternativa non può essere il partito della città. Non si può salire sul carro di chi si candida a vincere ancora una volta a Napoli; non si può accettare che chi ha scelto una parte, un modo di fare politica, una visione della città, possa stare dentro la coalizione a sostegno di De Magistris. Una cosa è allargare i percorsi alle energie, alle risorse vive e vere della città; un’altra cosa è pensare di poter abbracciare nello stesso spazio politico anche chi ha responsabilità chiare e rapporti evidenti con il governo nazionale e vecchi poteri della città. Un rischio che sappiamo il sindaco non correrà per non mettere a rischio non l’eredità di questi cinque anni, ma lo straordinario potenziale dei prossimi cinque anni. Noi non lo dimentichiamo: è la straordinaria stagione dell’autunno del 2010 e della primavera del 2011 che ha portato a Napoli un’esperienza anomala al governo della città. Sono state le mobilitazioni e l’ondata referendaria ad annullare un partito democratico che a Napoli ha raggiunto il non plus ultra dell’incapacità amministrativa. A differenza delle altre grandi città italiane dove abbiamo vissuto una crescente privatizzazione dei servizi sociali, dei trasporti, dei beni comuni, a Napoli abbiamo invece visto una stagione di ripubblicizzazione: dall’esperienze dell’ABC, azienda speciale per la gestione del servizio idrico partenopeo, alla ripubblicizzazione del patrimonio pubblico napoletano, prima in mano ad un privato costruttore e speculatore della città e ora disponibile finanche per l’uso civico dei cittadini, grazie all’intelligenza e alla battaglia dell’ex Asilo Filangieri.

Attorno ai beni comuni si gioca un’importante partita nelle nostre città: o il riuso sociale degli spazi o la privatizzazione scellerata. Una sfida tra la cura e la bellezza delle città e le brutture del cemento e della diseguaglianza.

In altre parole, De Magistris ha il merito di tentare di costruire il superamento di un modello di governo della città incardinato sul dogma della privatizzazione e sull’oscuramento del bene comune. Napoli non è Berlino e molte sono le cose che pensiamo vadano fatte, superando gli errori pur commessi in questi anni. Napoli ha bisogno di una visione innovativa capace di portarla alla ribalta come alternativo modello produttivo, di economia, di società; ha bisogno delle migliori intelligenze, delle risorse, delle capacità che sono presenti in questa città e che non hanno ancora protagonismo. Solo con un occhio lungo a Napoli, i prossimi cinque anni, potranno essere l’occasione straordinaria di trasformare la capitale del Sud in una città europea, vivibile, in cui i beni comuni, i diritti, i nuovi modelli produttivi, la democrazia reale siano le direttive su cui misurare l’azione della prossima consiliatura.

Per il prossimo mandato non abbiamo dubbi: la sfida è l’alternativa. Si tratta di essere alternativi a chi ha fatto dell’emergenza abitativa un’emergenza speculativa, a chi vuole utilizzare il patrimonio industriale per demolirlo e sostituirlo con altro cemento, a chi non contrasta l’inquinamento ambientale delle città, a chi vuole esternalizzare servizi pubblici ed essenziali. Bisogna essere alternativi a chi vuole privatizzare di nuovo i servizi idrici e la raccolta differenziata, a chi ha esternalizzato la gestione del patrimonio pubblico della città. Serve una forza politica che faccia da sportello per gli sfrattati e che, a livello locale e a livello nazionale, lotti per garantire il diritto all'abitare, che utilizzi i fondi europei per politiche sociali e nuova occupazione come forma di contrasto alla corvée tanto in voga, promuovendo misure di welfare e modelli di mutualismo e cooperazione. Una forza di alternativa che faccia della trasparenza sulla gestione degli appalti e della lotta alla corruzione una delle basi per una nuova etica pubblica.

Questa è la Napoli per cui abbiamo lottato in questi anni, che immaginiamo e vogliamo costruire; di chi ha la voglia e la determinazione per costruire un grande soggetto di alternativa per il mezzogiorno e per il Paese. Pensiamo che questa sfida sia passata già dai giorni di Cosmopolitica in cui si è avviato il processo per un nuovo soggetto politico. Sinistra Italiana è per noi lo spazio nel quale si può aprire e giocare la partita dell’alternativa alle destre, a Salvini e a Grillo. Pensiamo che la sfida per questo campo nuovo e aperto passi dalle prossime amministrative in tutta Italia, da Bologna a Torino, ma soprattutto passi da Napoli.

La sfida di una forza alternativa sui territori parte anzitutto da qui.