Con il cuore a Bruxelles e non solo.

  • Scritto da Giorgio Zecca e Luca Scarpiello

È un brutto giorno per Bruxelles e per tutta l’Europa tutta. È l'ennesimo giorno di sangue, terrore, violenza, morte, paura. Ancora una volta, la guerra che insanguina il Medio Oriente arriva come non mai nel cuore dell’Europa e in questo caso delle sue istituzioni. Iin un mondo dove odio e terrore sono diventati una costante, dalla guerra in Libia e in Siria, agli attentati terroristici in Medio Oriente e nei Paesi occidentali, fino ai respingimenti a Calais come a Idomeni, la guerra e’ arrivata a casa nostra, fa diventare prossime alla nostra vita scene lontane, immagini che siamo stati  abituati a vedere nei telegiornali e nei report dalle zone di guerra. In questo momento tragico, il primo sentimento e’ quello di stringersi attorno alle vittime, alle loro famiglie, come a tutte le vittime di guerra e terrorismo.

Sebbene la polvere delle esplosioni del martedi’ di ordinario terrore ancora non si e’  ancora  posata a Bruxelles, sentiamo gia’ gli avvoltoi gracchiare, quelli delle frontiere sigillate, quelli per cui le moschee sono segni dell’invasione islamica e della necessità di "stanare" tutti i non europei, quelli che tra le vittime di questi attentati vorrebbero metterci anche l'Europa, i nostri diritti, la nostra aspirazione a vivere in pace con i nostri fratelli non europei, quelli per cui siamo arrivati ad oggi per colpa del nostro buonismo, del nostro lassismo, del non guardare in faccia alla realtà: del fatto che siamo in guerra.

Ma se per una volta provassimo a guardare veramente in faccia alla realtà, ci renderemmo conto che dal 2001 abbiamo assistito sempre alla stessa ricetta: attentati, involuzione autoritaria, compressione dei diritti, repressione. Senza che questo sia riuscito minimamente a risolvere il benchè minimo problema.  

L’Unione Europea stessa in questi anni ha preferito giocare con l'allarme-frontiere e con la compressione dei diritti dei cittadini piuttosto che occuparsi con serietà delle polveriere che crescono nelle sue periferie e dei non-immigrati con il kalashnikov che vivono da due o tre generazioni dentro i suoi confini. Ora però paghiamo tutti il prezzo di questa follia, e ancora una volta è un prezzo altissimo.

A questa UE senza memoria sembra impossibile (o forse non fa comodo ammetterlo) che il nemico sia nato in casa sua, sia cresciuto nelle sue scuole, lavori o sia disoccupato nelle sue banlieu, e sotto la vernice di un'approssimativa cultura condivisa, sia pronto a fare strage nei suoi bar e nelle sue piazze, nei suoi aeroporti e nelle sue linee di metropolitana.  La stessa UE che si dice contro il terrorismo ma fa accordi ed affari con chi lo finanzia, che spalleggia e non isola chi specula sulla paura ed attacca chi e’ in fuga dagli orrori causati dagli specialisti del terrore, in Siria come a Bruxelles.

Siamo terrorizzati non solo da un nugolo di criminali terroristi ma anche da quello che rischia di avvenire domani, dai fili spinati ai controlli a tappeto, dalla corsa al colpevole al razzismo incondizionato.

Forse e’ il momento per dire che non ci avranno, neanche questa volta, che nessuno di noi, neanche con la guerra sotto casa, smetterà mai di lottare per un mondo e un'Europa migliore e pacifica e senza fili spinati. Noi siamo e saremo sempre più forti del vostro odio e del vostro razzismo.